Precari in lotta, tra «tempo» e «vita»

 

Quelle alle porte saranno due settimane di “rabbia precaria”. Sabato prossimo, 9 aprile, a Roma si terrà una street parade da piazza della Repubblica fino al Colosseo. «Il nostro tempo è adesso» la realtà che sta organizzando la manifestazione. Realtà nata da un appello online di giovani precari e sospinta da una serie di organizzazioni, Cgil in primis, che stanno lavorando dietro le quinte. Il fine settimana successivo, quello del 15-16-17 aprile, si terranno invece gli Stati generali della precarietà 3.0. Trepuntozero perché quella che per la prima volta sbarcherà a Roma sarà la terza edizione dell’appuntamento fino ad oggi “milanese” dei devoti di San Precario. Due percorsi, il-nostro-tempo-è-adesso e gli Stati generali della precarietà, che stanno provando a contagiarsi ma che mostrano tutte le differenze tra chi, in questa precarietà, sta cercando di organizzarsi per cambiare regole e conquistare diritti, i giovani “filo Cgil”, e chi in questa precarietà sta lavorando per un’esplosione di rabbia. C’è da dire che aver trasformato il “presidio” del 9 aprile in una street parade sta permettendo una maggior collaborazione tra quanti, parte di strutture più o meno organizzate, stanno lavorando per una “sindacalizzazione “ dei precari e chi, invece, sta provando a dar vita al primo sciopero precario. Ma resta una bella differenza tra i due percorsi. Sindacalizzare i precari significa organizzarli, certo, ma in qualche modo far “accettare” l’attuale situazione a una generazione senza diritti. Organizzarli nella precarietà, potremmo dire. Un percorso sicuramente importante ma che difficilmente potrà incidere su un paese che non sta semplicemente «tenendo ai margini» una generazione, come urlano i giovani de il-nostro-tempo-è-adesso, ma che sta facendo della precarietà l’attuale modello di sviluppo. Per questo la “tappa precaria” verso lo sciopero generale del 6 maggio è sì importante, ma insufficiente per dar vita a quell’esplosione di rabbia precaria che invece va professando San Precario. Gli Stati generali della precarietà 3.0 sono infatti una “tappa precaria” verso lo sciopero precario, una tappa che vuole passare dalla narrazione della precarietà, qualcosa di simile a quanto avverrà il 9 aprile, all’esplosione della precarietà. «Non siamo stati segnati dal destino» spiegano i giovani di San Precario «ma ci hanno imposto una condizione: esistono i precari e i precarizzati. Per questo il tempo del racconto della sfiga quotidiana è finita. Vogliamo parlare dei nostri desideri, delle libertà che vogliamo riprenderci, della forza che vogliamo far esplodere. Del solo modo di superare la precarietà. Di come farlo, cioè, attraverso lo sciopero precario: quello che non abbiamo potuto mai fare e che ora, adesso, vogliamo e possiamo organizzare». Sciopero precario, dunque. Non generale né generalizzato ma precario. Una sfida non da poco. Una sfida che si potrà mettere in atto solo cospirando, elaborando e sperimentando pratiche in grado di colpire i luoghi della produzione e dei profitti. E allora se il 9 aprile chiederà ai giovani di scendere in piazza «per riprendersi questo tempo e scommettere sul presente», gli Stati generali della precarietà chiedono, a tutti, precari e non, «come rallentare e sabotare questo processo di precarizzazione»? Da una parte riprendersi il proprio tempo. Dall’altra la propria vita.

 

Daniele Nalbone

2/04/2011

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute