Emilia Romagna: è boom di lavoratori immigrati nell’area socio-sanitaria

 

Secondo una ricerca Ires cresce il numero dei lavoratori migranti nel settore socio-sanitario (8,2% del totale). Paoletti (Fp-Cgil):

Nel lavoro pubblico e in particolare nel settore socio-sanitario è boom di lavoratori migranti, almeno stando ai dati sugli iscritti al sindacato di categoria della Cgil. Lo dimostra una ricerca dell’Istituto ricerche economiche e sociali (Ires) dell’Emilia-Romagna, presentata oggi con un convegno dalla Fp-Cgil regionale a Bologna. “Nella nostra categoria in Emilia-Romagna gli immigrati sono l’8,2% del totale degli iscritti con un aumento del 12% nell’ultimo anno”, spiega Gianni Paoletti della segretaria regionale della Fp.

Nel comparto socio-sanitario, poi, “si arriva a oltre il 24% del totale con punte del 43% a Parma e del 40% a Piacenza”, continua Paoletti nell’introduzione alla ricerca, aggiungendo che “anche negli altri settori privati la percentuale è alta perché arriva oltre il 24% nell’igiene ambientale privata e quasi al 20% nella sanità privata”. L’approfondimento dell’Ires, curato da Matteo Rinaldini e Cristina Nicolosi, rileva poi che nel comparto socio-sanitario l’area di maggiore presenza di lavoratori migranti è l’assistenza agli anziani fino a punte del 70%), mentre sono più basse le percentuali nel caso dei disabili (non si supera il 40%) e soprattutto nel settore educativo, “dove si individuano – si legge nel report – poche decine di soggetti in tutta la regione”. Proseguendo, Paoletti sottolinea che in generale “il tasso di occupazione degli immigrati, con la crisi, è passato dal 67% al 64% mentre il tasso di occupazione degli italiani autoctoni dal 58% al 57%”, mentre per la disoccupazione si è passati dall’8,8% al 12,6% tra gli stranieri e dal 6,9% all’8,2% tra gli italiani: “In sostanza gli stranieri vengono in Italia sia per lavorare che per fare i disoccupati e risulta chiaro che sono licenziabili molto più degli italiani”.

 

Per quanto riguarda la retribuzione netta, poi, risulta che quella di un lavoratore migrante è in media inferiore del rispetto a quella di un italiano, con uno scarto che arriva fino al 28% per le donne. In sintesi, dunque, “gli immigrati vanno a ricoprire le fasce deboli del mercato del lavoro – afferma Paoletti – sia perché una parte dei lavori gli italiani non vogliono più farli alle condizioni date, sia perché gli immigrati sono più ricattabili e sono costretti ad accettare condizioni più sfavorevoli”. Alla luce di questi dati, “abbiamo la necessità di responsabilizzare gli enti locali anche rispetto alle problematiche specifiche dei lavoratori immigrati”, afferma Paoletti, ricordando che “anche quando c’è un appalto è comunque l’ente pubblico che deve farsi carico della responsabilità politica e amministrativa di una gestione che rispetti le specificità e i diritti di tutti i lavoratori, compresi gli immigrati”. Infine, per quanto riguarda il sindacato, per la Fp è necessario “rafforzare la nostra iniziativa nei confronti degli immigrati”, sottolinea Paoletti, ma anche “stimolare la partecipazione diretta degli immigrati all’attività sindacale anche come delegati”, che secondo la ricerca sono ancora molto pochi. La stessa presenza di stranieri nei direttivi del sindacato, “che è fra le regole che ci siamo dati come Cgil – conclude Paoletti – non può essere un obiettivo burocratico ma un obiettivo reale”.

 

Fonte: www.redattoresociale.it

8 giugno 2011

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute