“Radio Colonia”
Quando gli stranieri eravamo noi
«Se si dice emigrazione italiana, il primo pensiero va alle navi che tra Ottocento e Novecento portarono milioni di persone dalla penisola nelle Americhe. La memoria di quella grande emigrazione ha conosciuto negli ultimi anni un rinnovato interesse grazie a iniziative culturali di vario genere, non ultimi libri di successo e rappresentazioni cinematografiche. Specialmente attorno all’emigrazione italiana negli Stati Uniti sembra essersi affermata una sorta di mitologia popolare, volta a rammentare nostalgicamente la miseria dei migranti di un tempo e ad interpretarla con orgoglio quale contributo alla ricchezza e alla potenza che oggi quel paese vanta. Nonostante alcune eccezioni, il ricordo dell’emigrazione dall’Italia all’Europa è invece sbiadito, quasi assente. Eppure l’entità del fenomeno, già consistente nei decenni seguenti l’unificazione italiana, raggiunse dopo la Seconda guerra mondiale livelli altissimi, di gran lunga superiori rispetto ai contemporanei flussi verso altri continenti (…) Nei quattro principali paesi d’immigrazione – Francia, Belgio, Svizzera e Germania – si registrano oggi quasi due milioni di persone con passaporto italiano: per la maggior parte si tratta ancora di chi emigrò come operaio alla ricerca di un lavoro nell’Europa del boom economico, o di figli e nipoti».
Roberto Sala e Giovanna Massariello Merzagora, tra i maggiori studiosi dell’emigrazione italiana il primo che da anni vive e lavora a Berlino, docente di Glottologia e Linguistica generale presso l’Università di Verona la seconda, aprono con queste parole il loro Radio Colonia (pp. 302, euro 21,00), recentemente pubblicato da Utet, editore che ha da tempo affiancato alle grandi opere una serie di saggi puntuali e documentati.
Radio Colonia dà voce all’emigrazione italiana verso la Germania attraverso una raccolta delle lettere inviate dai nostri connazionali alla trasmissione in lingua italiana diffusa dalla radio tedesca tra gli anni Sessanta e Settanta. Per capire il valore di un simile documento si pensi a cosa potrebbero contenere oggi le missive inviate dagli immigrati che vivono in Italia a un’eventuale trasmissione in lingua araba trasmessa per loro dalla Rai… Se ne esistesse una. La vita quotidiana di quanti vivevano in Germania, in condizioni spesso molto dure, in larga parte lontano da famiglie e affetti, scorre in queste lettere che sprigionano umanità e racconto sociale allo stesso tempo, quasi a costituire il copione di una narrazione collettiva tessuta a partire da bisogni e domande della vita di ciascun emigrato. «Nelle missive – sottolineano infatti i due autori -, gli emigrati si rivolgevano alla rubrica sociale della trasmissione per esporre i loro problemi quotidiani e per chiedere urgente consiglio. Molte delle lettere venivano trattate nella rubrica intitolata “Le risposte dell’esperto”; ognuna di esse riceveva una risposta, se non per radio, per posta».
Le missive degli emigrati italiani sono state conservate da Giacomo Maturi, responsabile per quasi un ventennio della rubrica sociale di Radio Colonia a partire dalle prime brevi trasmissioni nel 1961. «Nella sua veste di responsabile de “Le risposte dell’esperto”, Maturi calcola di avere ricevuto , in circa due decenni, più di cinquantamila lettere».
Sala e Massariello Merzagora hanno lavorato su oltre duecento lettere «che offrono uno spaccato inedito sulla vita degli emigrati italiani nel secondo dopoguerra». Perciò, «nelle lettere a Radio Colonia emergono in modo straordinario le quotidiane difficoltà di vita dei migranti. Temi ricorrenti sono la fatica sul lavoro, l’alloggio in baracche sovraffollate, le pesanti ristrettezze economiche, la prolungata separazione dalle famiglie, le continue discriminazioni e umiliazioni, la tenacia necessaria per continuare a sperare e progettare un futuro migliore, il disorientamento dovuto alla barriera linguistica». Non solo, in questa posta del cuore migrante, «sono rappresentati altresì i drammi – talora tragedie – delle malattie, le frustranti esperienze della sanità tedesca, il difficile rapporto con le istituzioni, sia italiane che tedesche, gli impedimenti a comprendere tasse e documenti in genere, le complicazioni dei nuovi amori. Sono documentate anche esperienze di donne emigrate, con la specificità dei loro problemi, in equilibrio precario fra il mondo arcaico d’origine e la necessità di adattamento al mondo esterno, nuovo e distante per mentalità, costumi e tradizioni».
Guido Caldiron
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute





