A L’Aquila serve una firma per sottrarre la ricostruzione a quelli che alle 3,32 ridevano
Temporary landscapes. Paesaggi provvisori. Foto in cui non si vedono persone, scatti sull’assenza, sullo spaesamento, sui non luoghi prodotti dal sisma di due anni fa. Poche ore prima della commemorazione delle vittime, queste grandi foto di Massimo Mastrorillo sono state applicate alle grate della zona rossa. E’ uno dei modi con cui leggere L’Aquila. L’altro è la ricerca di segnali di conflitto dentro quei paesaggi temporanei.
Ultimi giorni per raccogliere le firme a sostegno della legge di iniziativa popolare per la ricostruzione de L’Aquila e per la messa in sicurezza dei territori a rischio sismico, ambientale, idrogeologico. Bisogna raggiungere 50mila firme entro la prossima settimana. Sono pochissimi giorni ma il risultato è ancora a portata di mano. Questo articolo vuole essere un modo, lontano dalla retorica del lutto, per rendere omaggio a due anni di resistenza civile dei cittadini terremotati (per informazioni su come firmare o organizzare la raccolta vedi http://www.anno1.org).
Questa legge, infatti, è stata scritta da loro su quattro punti fondamentali: l’uscita da uno stato di emergenza commissariale e il ritorno alle strutture ordinarie, il chiarimento sui rimborsi delle seconde case che costituiscono circa la metà del centro storico dell’Aquila e gran parte dei borghi del cratere, le attività economiche e le modalità di restituzione delle tasse equiparato a Marche e Umbria, la tassa di scopo (due punti percentuali del prelievo Irpef per i redditi superiori a centomila euro più l’adeguamento al 20% delle tasse sulle rendite finanziarie) che serve a finanziare la legge e alimentare un fondo nazionale per la prevenzione dai disastri.
«Due anni dopo si può dire di tutto ma in città esiste un tessuto di resistenza – racconta a Liberazione, Alessandro Tettamanti, 30 anni, attivista del 3.32, il collettivo che prende il nome dall’ora della grande scossa – non era facile organizzarsi perché la vita si svolgeva nella frammentazione dei campi, con uno strapotere organizzativo e comunicativo della Protezione civile. Eravamo come ingabbiati nella fiction». Invece ce ne sono state di reazioni. Alessandro, che quei giorni scrisse molte delle cronache di Liberazione, dice che «da un orgoglio montanaro, protopolitico, s’è arrivati a un percorso più consapevole».
L’incontro con altri movimenti, No tav, No ponte, No G8, fino al popolo delle carriole e al lancio di questa legge passando per le occupazioni di spazi. «La nostra lotta è la stessa delle comunità resistenti». Un altro 6 aprile. «Il dilemma è parlare, sfruttando il ritorno di tutte le tv, o rispettare il silenzio che ci chiedono i familiari delle vittime – continuna Tettamanti – di certo la battaglia per la ricostruzione dura 365 giorni l’anno». E i comitati vogliono che sia partecipata, razionale, sottratta alle logiche emergenziali e agli appetiti degli speculatori. 1112 persone sono ancora negli alberghi e 13697 ricevono un contributo per autonoma sistemazione (non sono né nelle new town né a casa loro). Non ci sono state emorragie di rilievo né tra i residenti (75mila, 700 in meno), né tra gli universitari (23mila, 2mila in meno del 2009). La ricostruzione “leggera” è quasi compiuta quella delle case pesantemente danneggiate, invece, è ferma. Oltre il 90 % delle strutture vincolate o di interesse storico nel centro di L’Aquila sono state messe in sicurezza. Per Natale del 2011, 115 Chiese saranno rese agibili.
L’assessore regionale al Lavoro dichiara che la ripresa c’è e fa un esempio che la dice lunga sulla sua visione del lavoro e della vita: «Nella zona del cratere abbiamo una chiarissima ripresa. Nel 2009 c’erano 9 locali notturni aperti e ora invece ne abbiamo 13». Bunga-bunga garantito? «Come si fa a dire che non c’è crisi? – dice Francesco Marola, coordinatore dei giovani comunisti aquilani – 1867 sono gli accordi firmati dalla sola Cgil con aziende che hanno fatto ricorso ad ammortizzatori sociali ordinari, straordinari o in deroga. I dati ufficiali dicono che sono stati perduti 6mila posti di lavoro, 3500 solo nel cratere, la cassa integrazione è schizzata da 250mila ore a oltre sette milioni di ore dell’anno appresso. Le liste di mobilità si sono gonfiate del 60% di persone che hanno perso definitivamente il posto». Per alcune ore i riflettori si riaccenderanno sulla città e sulle macerie sotto le quali la terra trema ancora.
Ieri alle 7.22, epicentro Pettino, è stata registrata l’ennesima scossa di magnitudo 1,7.
Checchino Antonini
06/04/2011
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute





