Call center Phonemedia-Omega, 5mila persone senza paga da mesi
Q uella dei 5200 lavoratori del Gruppo Phonemedia è una storia di precarietà che va oltre il contratto precario. Oltre cinquemila dipendenti a tempo indeterminato di una delle più moderne società di telefonia per la vendita e la gestione di servizi a livello nazionale sparsi tra in tutta Italia sono da mesi senza stipendi. Ma ora i ragazzi, vista la bassissima età media dei lavoratori dei call center Phonemedia, hanno detto basta.
Così, da diversi giorni, lo stato di agitazione si è trasformato in scioperi e proteste in quasi tutti i centri. Ieri è stato il turno delle sedi di Monza e Catanzaro dove oltre mille lavoratori hanno manifestato contro la Omega Spa, società che ha recentemente rilevato il pacchetto di maggioranza dell’azienda. Contemporaneamente «avrebbe dovuto tenersi, presso l’Unità di crisi del Ministero dello Sviluppo Economico» spiegano i rappresentanti sindacali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil «l’incontro tra le segreterie nazionali dei sindacati, le RSU del Gruppo Phonemedia e i rappresentanti Omega Spa che però, all’ultimo momento, hanno ritenuto di non presentarsi, confermando così quella che è ormai una certezza: ovvero che si è in presenza di una proprietà totalmente inesistente». Tutto questo, come ci racconta Claudio da Catanzaro, «mentre la situazione nelle sedi, dove abbiamo ricevuto solo parte degli stipendi di agosto, sta degenerando con il rischio di trasformarsi in un problema di ordine pubblico e sociale, prima ancora che sindacale». Se a questo aggiungiamo che il Gruppo sta continuando a utilizzare finanziamenti pubblici per svariati milioni di euro, «con la scusa di creare “buona occupazione”», è ancor più evidente la gravità della situazione. Così, dopo gli ennesimi incontri programmati e regolarmente saltati per assenza della proprietà, i 5200 lavoratori hanno deciso di alzare il livello di protesta. Se ieri in tutte le sedi è stata giornata di assemblee permanenti, da oggi inizieranno gli scioperi. Le prime città a mobilitarsi, con uno sciopero per l’intero turno, saranno Vibo Valentia, Bologna e Biella. Domani stessa protesta è in programma a Pistoia, Novara e Catanzaro mentre venerdì sciopereranno i lavoratori di Monza, Ivrea e Trapani. Il 2 novembre, invece, è stato indetto lo sciopero generale di tutti i dipendenti Phonemedia.
Ieri, intanto, si è avuta un’anticipazione di quello che sarà con il blocco delle attività nei centri di Catanzaro e Monza al quale, nella tarda mattinata, è stato dato risalto con un corteo per le vie delle città. Per il traffico è stato il caos «ma questo era l’unico modo» racconta Claudio «per far capire alla proprietà e alle istituzioni che non si può giocare con la vita di quasi seimila persone».
Ma il “caso Phonemedia”, che da oggi sarà di dominio pubblico, non è certo scoppiato ora. Fin dal 2002, infatti, la gestione del gruppo nato a Novara ad opera di Fabrizio Cazzago non è mai stata particolarmente felice. Gli stipendi mai regolari, turni di lavoro massacranti, di ferie neanche a parlarne. Ma è alla fine del 2008, in piena crisi economica, che la situazione diventa insostenibile: la società continua a ricevere commesse, ad assumere personale e ad aprire nuove sedi. E’ qui che le fondamenta dell’azienda iniziano a scricchiolare pericolosamente, nonostante il lavoro degli “schiavi del 2000″, «vessati, ricattati, vittime di mobbing». Ma i clienti non pagano. Almeno questo racconta la società per motivare i ritardi negli stipendi. Le commesse sono basse e insufficienti, dice la proprietà, «e spesso accusano noi dipendenti di questo». Così, nel dicembre 2008, Phonemedia inizia a pagare gli stipendi in due tranche: una il 10, l’altra il 24 di ogni mese. Le tredicesime arrivano con mesi di ritardo. «Ma questo solo per i primi mesi». Da marzo del 2009, infatti, gli stipendi iniziano ad arrivare in date casuali, con ritardi anche di 10 giorni. Il che, per chi ha un mutuo o un affitto da pagare è un problema non da poco.
Neanche il passaggio di proprietà, con la cessione di Phonemedia al Gruppo Omega che ha nelle aziende in difficoltà da rastrellare sul mercato della crisi il suo boccone preferito, cambia la situazione.
«I vertici societari si intravedono nella sede novarese solo ai primi di settembre» raccontano i lavoratori in un documento inviato ai ministri Sacconi (Lavoro) e Scajola (Sviluppo) «e immediatamente decidono di sospendere i pagamenti degli stipendi». Ma la ciliegina della torta arriva a metà settembre: alcuni lavoratori si vedono accreditare le due tranche di agosto. Miracolo! Gridano i lavoratori. Errore! Ribattono dalla Omega: l’azienda reclama la restituzione della seconda tranche. «Scoppia il panico» raccontano i lavoratori. «La gente corre in banca per cercare di togliere i soldi dal conto per paura che scompaiano, gli sventurati che hanno conti bancari negli istituti dello stesso circuito della Omega si vedono stornato metà stipendio». E’ la goccia che fa traboccare il vaso. «Ora basta». E’ lo stato di agitazione. Che, da oggi, è diventato sciopero.
Daniele Nalbone
Liberazione
28/10/2009
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute





