Com’è complicato assumere la badante
Regolarizzare o non regolarizzare, questo è il problema. Specialmente per le famiglie che pagano la colf un solo pomeriggio a settimana e che ora, per metterla in regola, dovrebbero dichiarare venti ore di lavoro. Oppure anziani soli con un reddito che non raggiunge i ventimila euro e dunque sono esclusi.
Sono solo due esempi di ostacoli reali che potrebbero spiegare perché, a quindici giorni dalla chiusura delle domande di regolarizzazione, il Viminale abbia ricevuto soltanto 66mila moduli tra colf (oltre 38mila, dato aggiornato a venerdì) e assistenti famigliari (27.500). Numeri lontanissimi dalle 500mila-700mila regolarizzazioni stimate dal ministero prima che venissero aperte le procedure. Per dire: una città di media grandezza come Firenze finora ha spedito soltanto 1600 domande, e il sindacato dei datori di lavoro domestico, Domina, parla di «partenza lenta»
«Il governo è stato costretto alla sanatoria ma sta facendo di tutto perché questa non dia risultati» è la lettura di Morena Piccinini, segretaria confederale Cgil responsabile del welfare. In primo luogo, il clima di criminalizzazione verso i migranti mette paura alle famiglie che, temendo di venire denunciate, lasciano a casa la lavoratrice domestica straniera. «Sappiamo di zelanti funzionari delle questure che minacciano di denunciare i futuri datori di lavoro per favoreggiamento di immigrazione clandestina visto che dichiarano, come richiesto dal modulo, di ospitare la badante dal primo aprile 2009», racconta Piccinini. Casi umani a parte, sui quali il sindacato medita denunce, per la Cgil pagare 500 euro per la regolarizzazione non è alla portata delle famiglie di ceto medio. E soprattutto, nel caso di lavoro plurimo ovvero quando la colf – ed è la normalità – lavora presso molte famiglie. Nella sanatoria del 2002, lamentano patronati e associazioni, esisteva la possibilità di accordo tra vari datori di lavoro, mentre oggi soltanto una famiglia può mettere in regola una colf e questo significa farsi carico dei contributi e delle ferie, nonché del biglietto verso il paese di origine qualora finisca il contratto di lavoro. Se la colf lavora presso famiglie amiche, è possibile unire le forze per sostenere i costi in comune, altrimenti in teoria sarebbe possibile sottoscrivere un accordo privato tra nuclei famigliari che non si conoscono ma che desiderano dare una mano alla donna straniera. Molto utopico.
La questione vera sono le nuove responsabilità: diventare datori di lavoro è un onere che spaventa. Non è un caso se una delle domande più frequenti rivolte dai cittadini alle associazioni sia: la mia colf può fare vertenza? La risposta, naturalmente, è sì: acquisendo finalmente dei diritti, l’assistente famigliare improvvisamente può mettere dei paletti precisi che la famiglia giustamente non deve oltrepassare.
«La famiglia purtroppo viene trasformata in azienda», dice il responsabile immigrazione delle Acli, Pino Gulia. Che riflette sulla unicità del rapporto famiglia-badante, una relazione certo lavorativa ma anche affettiva «che non può venire trascritta in un contratto rigido». Ogni famiglia ha bisogni differenti e variabili nel tempo, condizioni legate allo stato della malattia, alla composizione famigliare, alla disponibilità intermittente di persone vicine. Sempre Gulia: «Un rapporto fatto di compromessi, da una parte e dall’altra».
E sono soprattutto le persone meno abbienti a trovare difficoltà per la regolarizzazione poiché il limite minimo di reddito per assumere una badante è di 20mila euro, che sale a 25mila se gli stipendi sono due. Molti anziani non ce la fanno, e dunque chiedono al figlio di assumere l’assistente famigliare a suo nome, ma deve essere residente almeno nominalmente con i genitori altrimenti tutto si blocca. Un incubo. «Siamo naturalmente a favore dell’emersione dal lavoro nero», conclude Gulia, «ma da tempo chiediamo di modificare la logica del decreto flussi che sistematicamente concede il permesso di soggiorno alla metà degli stranieri richiesti da aziende e famiglie».
Il sindacato Domina sottolinea una nuova questione: il Viminale accetta regolarizzazioni di rapporti di lavoro che risalgono al 1 aprile 2009, ma sono molte le famiglie che hanno assunto una badante dopo quella data e non sanno che cosa dichiarare: «Si trovano nella difficile decisione tra sostituire la badante adatta, reperita con fatica, o dichiarare il falso».
E’ naturale immaginare che nei prossimi giorni le domande inviate al ministero saliranno di numero, forse vertiginosamente: in fondo compilare moduli e passare di ufficio in ufficio richiede tempo. La scadenza è il 30 settembre. Tuttavia, come dice Gulia, «la regolarizzazione tampona gli errori precedenti, ma nel tamponare permette che la gente si arrangi come può».
Laura Eduati
Liberazione 13/09/2009
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute





