Viaggi in USA ancora negati alle persone sieropositive!
Tempo di vacanze… stai programmando un viaggio nella grande mela New York, tra gli immensi parchi nazionali, oppure stai pensando al surf tra le onde della California o forse vuoi semplicemente respirare l’aria di rinnovamento portata dal primo presidente afroamericano? Se sei una persona HIV sieropositiva non è ancora possible.
A seguito di notizie inesatte e contraddittorie uscite negli ultimi mesi, la Lila rende disponibile un aggiornamento sugli sviluppi del divieto d’ingresso negli Stati Uniti per le persone HIV sieropositive (PLWHA, persone che vivono con HIV/AIDS). Il documento è stato elaborato da Nancy Ordover, David Haerry (EATG) e Peter Wiessner (EATG); la traduzione è a cura della Lila.
Aggiornamento sugli attuali sviluppi riguardanti il divieto d’ingresso per PLWHA negli Stati Uniti
Innanzitutto è importante sapere che il divieto non è ancora stato ritirato: i mezzi di comunicazione hanno dato informazioni errate e confondenti, niente è veramente cambiato e alle persone sieropositive è ancora chiesto di “rivelare” il loro stato HIV. È importante sapere che, pur essendo in vigore dal gennaio 2009 la
. proibito a persone sieropositive che non sono cittadini statunitensi di viaggiare o transitare negli USA
(1)(A)(i) del (…) non ha diritto a ottenere un visto e ad essere ammesso negli Stati Uniti. Il divieto legislativo fu però rimosso dall’Immigration and Nationality Act da una clausola nel rinnovo del nullaosta del PEPFAR (U.S. President’s Emergency Plan for AIDS Relief) che il Congresso approvò nel luglio 2008. È stato un primo passo importante, ma il divieto amministrativo rimane: niente è quindi cambiato per le persone HIV positive che desiderano entrare, risiedere o stare negli USA.
Per eliminare anche quest’ultimo – che appunto discrimina e impedisce alle persone con HIV di entrare “legalmente” nel Paese – il Dipartimento di Salute e Servizi Umani (HHS US Department of Health and Human Services) dovrebbe proporre un regolamento che rimuova l’infezione da HIV dalla lista delle malattie trasmissibili di rilevanza per la sanità pubblica. Dopo la sua proposta, il testo dovrà essere pubblicato come “documento preliminare” per un periodo di tempo durante il quale si potranno inviare commenti scritti. L’HHS esaminerà le proposte pervenute ed emetterà il regolamento definitivo. Al momento non è stato ancora nominato il/la Segretario/a dell’HHS, sebbene la persona designata dal presidente Obama, Kathleen Sebelius, probabilmente verrà confermata in tempi brevi. A inizio aprile l’Ufficio del senatore John Kerry ha domandato alla Sebelius (e messo a verbale) chiarimenti sul divieto di ingresso e la risposta è stata: “Sono a conoscenza che la legislazione della salute globale – progetto di legge PEPFAR – ha abrogato il divieto sui viaggiatori HIV+ negli Stati Uniti. Se sarò confermata come Segretaria, lavorerò per abrogare questo divieto il più rapidamente possibile per aderire alla legge”.
La questione critica ora non è se il divieto sarà rimosso, ma come. Dobbiamo fare qualsiasi cosa in nostro potere per assicurare che il nuovo regolamento:
Ribaltare il divieto sarà un’importante vittoria, ma solo parziale. Negli ultimi dieci e più anni, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato diverse leggi che dichiarano illegali immigranti e viaggiatori sieropositivi, impediscono l’accesso all’alloggio e all’assistenza sanitaria e limitano le scelte per asilo politico e appello: Per avere una reale giustizia, dovremo tenere conto di tutto questo.
Il 6 Ottobre 2008 il Department of Homeland Security (DHS) ha emesso il HIV Waiver Authorization Final Rule, che non ha però rimosso l’Hiv come causa di non autorizzazione all’ottenimento del visto di entrata negli Stati Uniti. Infatti l’ingresso negli USA viene negato ai viaggiatori affetti da malattie trasmissibili gravi (incluso l’HIV), a chi ha precedenti penali, alle persone precedentemente espulse dal paese o a chi ha dei problemi con le leggi statunitensi sull’immigrazione. L’incaricato consolare può comunque fare domanda per una deroga all’
(*)
- i vantaggi per la società derivanti da un viaggio in USA hanno una rilevanza maggiore rispetto ai rischi per la salute pubblica. Per esempio per ragioni umanitarie come la partecipazione ad attività accademiche connesse alla sanità, per importanti affari e visite familiari. - il soggiorno non supera i 30 giorni (è quindi temporaneo). Tutte le persone in HIV che intendono “legalmente” recarsi negli Stati Uniti sono perciò tenute a fare domanda per questo visto d’ingresso temporaneo.
La Lila, come gli autori del documento, sconsiglia di avviare questa procedura. Per ulteriori informazioni:
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute





