Discriminate donne e migranti

Un quadro impietoso. I salari netti sono fermi e i prezzi sono in aumento. E’ questo lo scenario descritto dal segretario confederale Cgil Megale, audito ieri dalla Commissione Lavoro e previdenza sociale del Senato. Il dato più significativo del rapporto Ires-Cgil, cui fa riferimento Megale, emerge dall’analisi dei salari nel periodo ’93-’08: elaborando i dati Istat nei passati 15 anni i dipendenti hanno lasciato al fisco 6.738 euro cumulati, poiché le retribuzioni nette sono cresciute 3,5 punti in meno delle retribuzioni di fatto lorde. Lo Stato ha dunque beneficiato di circa 112 miliardi di euro, tra maggiore pressione fiscale e “fiscal drag”. Le retribuzioni contrattuali hanno mantenuto il potere d’acquisto e le retribuzioni di fatto sono cresciute di 5,9 punti oltre l’inflazione. Purtroppo, però, i salari netti sono rimasti fermi. Quindici anni di crescita zero dei salari netti mentre i prezzi aumentavano. Il fisco ha mangiato pochi guadagni di produttività. Dall’indagine Ires Cgil emergono anche tre strutturali disuguaglianze sociali rispetto al salario di un dipendente standard (1.240 euro). Rispetto a questa cifra una lavoratrice guadagna il 17,9% in meno, un lavoratore immigrato (extra Ue) -26,9% e addirittura -27,1% se riferito a un lavoratore giovane fino ai 34 anni. Differenze, queste, trasversali, al Nord come al Sud, e che attraversano tutti i settori. Un ulteriore elemento di disuguaglianza da sottolineare risiede nelle basse retribuzioni del Mezzogiorno. Nel 2008 nel Nord Ovest è stata di 29.800 euro, al Nord Est di 28.900 euro, al Centro di 28.300 euro e nel Mezzogiorno di 24.500 euro. Il differenziale rispetto al Sud è, quindi, al Nord Est di +21,63%, al Nord Est di +17,96% e al Centro di +15,51%.

 

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute