Montedison di Crotone, sette morti per cancro

Dottor Vito Totire, presidente dell’”Associazione Esposti Amianto e rischi per la salute”. E’ dell’altro giorno la notizia di otto dirigenti della Montedison di Crotone incriminati per il decesso, causato da mesotelioma pleurico, di cinque lavoratori e delle mogli di altri due operai che si sono ammalate per avere lavato gli indumenti di lavoro dei mariti. La Procura ha accertato una massiccia presenza della fibretta di amianto nel reparto “forno fosforo” dello stabilimento. L’accusa nei confronti dei dirigenti è di «omicidio colposo plurimo con l’aggravante della colpa cosciente», dal momento che la cancerogenità di questa polvere è scientificamente confermata sin dai primi anni Sessanta. Secondo lei i lavoratori della Montedison di Crotone e le loro famiglie riusciranno ad avere giustizia?

Lo spero. Per ora posso dire che noi, come Associazione, faremo i nostri passi per costituirci come parte civile al processo che si dovrebbe tenere. Il problema è che al magistrato arrivano frequentemente segnalazioni di casi che, purtroppo, molto spesso rappresentanto solo la punta dell’iceberg. Quindi bisogna con assoluta urgenza ricostruire tutta la coorte dei lavoratori esposti e dei loro familiari, fare una indagine epidemiologica completa e solo a quel punto potremmo sapere se i casi di decesso addebitabili all’amianto sono sette, perché potrebbero essere molti di più.

Anche la Procura crotonese è convinta che ci sia dell’altro, tanto da avere chiesto l’aiuto delle famiglie affinchè segnalino eventuali morti da mesotelioma passate sotto silenzio.

Va bene fare appello alle famiglie, però bisogna anche fare appello a chi su questo tema ha degli obblighi di legge. Mi riferisco ai medici e alle strutture di sanità pubblica. Per esempio uno dei metodi usati per scoprire l’incidenza delle malattie in un determinato contesto è quello di controllare le dimissioni ospedaliere, un canale di indagine attraverso cui molto spesso si arriva a identificare casi di patologie asbestocorrelabili. Bisogna insomma fare un grosso sforzo per effettuare indagini epidemiologiche capillari, che consentano di evitare che molti di questi casi sfuggano.

Nonostante l’amianto sia fuorilegge dal 1992, si stima che ogni anno le morti per tumore provocate dal contatto con questa fibra siano intorno alle 4mila. C’è quindi ancora molto da fare per risolvere il problema, a cominciare dalla bonifica dei siti produttivi dove l’amianto è presente. Dal tuo osservatorio, puoi darci una fotografia della situazione a livello nazionale?

E’ difficile avere un quadro ben delineato, perché i censimenti sono stati condotti in maniera estremamente lacunosa, soprattutto per quanto riguarda il cemento-amianto. Basti dire che si trovano ancora oggi con alta frequenza persino siti con presenza di amianto friabile che non erano stati censiti. Quindi bisogna andarea avanti con il censimento delle situazioni a rischio e bisogna accelerare i tempi degli interventi di bonifica. Una delle piaghe maggiori è quella degli smaltimenti abusivi. Le campagne di molte regioni del Mezzogiorno sono piene zeppe di cemento-amianto. E ciò ha come conseguenza non soltanto l’inquinamento del sito dal momento in cui lo smaltimento abusivo viene fatto. Il problema è che, a fronte di questi smaltimenti, ci sono degli interventi che sono stati fatti senza la minima precauzione dal punto di vista della prevenzione primaria.

Per esempio?

In Puglia, qualche settimana fa, ho fotografato una marea di smaltimenti abusivi di cemento-amianto tirato giù a martellate, senza utilizzo di maschere per le vie respiratorie. Questo vale per il centro-sud ma potrei fare esempi molto significativi anche del nord. Potrà sembrare incredibile, ma c’è un asilo nido di Comacchio, provincia di Ferrara, dove i bambini giocano beatamente sotto la tettoia di cemento-amianto. Tuttora nella civile Emilia-Romagna, che non è la situazione più arretrata a livello nazionale, si continuano a trovare siti di amianto friabile, che è ancora più pericoloso dell’amianto in matrice cementizia, il cosiddetto eternit. Alcuni epidemiologi affermano che la curva dei mesoteliomi potrebbe cominciare a calare dal 2030, io invece temo che, se le cose continuano, così quella curva comincerà a calare un po’ più in là.

Roberto Farneti

31/10/2009

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute