Ma così pagano tutti i lavoratori

Oggi, stiamo attraversando un periodo difficile per il paese: la crisi economica, finanziaria e sociale con le sue pesanti ricadute sul mondo del lavoro e i lavoratori è sotto i nostri occhi. Il governo non sa fronteggiare la crisi con le politiche di sostegno al reddito, alla famiglia e rende più difficile la vita delle persone colpite dalla crisi. Nella società si sono perse le dimensioni del passato e del futuro. La memoria storica e le generazioni future non occupano più il pensiero della gente, tutto è declinato al presente, come se fosse l’inizio e la fine di tutte le questioni. Gli smarrimenti di appartenenza che nascono da un mondo così globalizzato trovano risposte nei localismi. Si inventano identità come quella “padana”, che non è mai esistita e non ha nessuna giustificazione storico-sociale.

In una siffatta società diventa facile spargere la paura per il diverso e inventare capri espiatori per tutto quello che non funziona in questo paese, dalla sicurezza alle politiche economiche e di welfare. Oggi c’è il rischio che questa paura diventi l’odio verso il diverso.

I provvedimenti e l’azione del governo sull’immigrazione si basano sostanzialmente sull’elemento del ricatto e sull’emarginazione dei migranti sia nella società, che nel mondo del lavoro. Prima viene negato all’immigrato il riconoscimento dei suoi diritti di cittadinanza e di quelli politici come diritto al voto amministrativo; poi egli viene identificato dal governo come la causa di tutte le disfunzioni che non può o non vuole risolvere per propria incapacità. C’è un problema di abitazioni? La colpa è degli immigrati. C’è un problema di sicurezza? La colpa è degli immigrati. Viene così approvato il cosiddetto pacchetto di sicurezza che per i suoi contenuti rappresenta il quadro di un paese in cui la civiltà e diritti umani vengono sacrificati ad una gestione ideologica dell’immigrazione, e si mettono in serio pericolo la democrazia e la solidarietà nella nostra società.

Questo provvedimento non risolve i veri problemi di sicurezza dei cittadini che sono la criminalità organizzata e le mafie. Al contrario, introducendo il reato di clandestinità può avere un impatto paralizzante sulle forze d’ordine e sul sistema giudiziario che devono garantire la sicurezza dei cittadini.

Anche nel mondo del lavoro la musica non cambia, a partire dal contratto di soggiorno previsto dalla Bossi-Fini, che lega la permanenza degli immigrati alla sussistenza del contratto di lavoro. Questo elemento qualifica le politiche del governo riducendo la sfera dei diritti di tutti lavoratori e colpendone un quarto, rappresentato dagli immigrati.

Se i nostri salari ci collocano al quattordicesimo posto in Europa dopo la Grecia, l’elemento di ricatto verso i lavoratori immigrati in che percentuale ha giocato nel ridurre i salari in Italia?

Tutte le ricerche e gli studi scientifici dimostrano come ad occupazione regolare e stabile corrisponda una maggiore solidità del sistema produttivo e una migliore condizione salariale. Anche la Banca d’Italia indica come nei paesi sviluppati il forte aumento dell’immigrazione registrato negli ultimi anni abbia avuto un effetto positivo sulla retribuzione media dei residenti. Negli Stati Uniti ad esempio i flussi migratori degli ultimi venti anni hanno avuto un effetto positivo sul salario medio. E lo stesso è avvenuto anche nel Regno Unito e nella Germania dopo la riunificazione. Al primo posto della difesa e della conquista dei diritti dei lavoratori, c’è il diritto ad una “buona occupazione”, regolare e non ricattabile. La realizzazione di questo circolo virtuoso equità-diritti-salario-contrattazione produce un chiaro vantaggio in termini di produttività da ridistribuire, sia in termini di investimenti per le imprese che di retribuzioni per i lavoratori. Perciò siamo certi di vedere in piazza oggi insieme tanti lavoratori e lavoratrici immigrati e autoctoni.

 

Kurosh Danesh

coordinatore Comitato Nazionale Immigrate/i-Cgil

 

Liberazione 

17/10/2009

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute