AMBIENTE E SALUTE: QUALE RUOLO PER I MEDICI?

Come la professione medica può contribuire a ridurre l’inquinamento ambientale e come può favorire l’adattamento dell’uomo ai cambiamenti ormai in atto? Questo l’oggetto di un incontro presso l’Ordine dei medici di Firenze tenutosi venerdì 4 settembre.

L’iniziativa è una tappa importante del manifesto su Ambiente e Salute siglato nel 2007 da FNMOCeO e ISDE, finalizzato a sensibilizzare e valorizzare il ruolo dei Medici nella promozione della salute, sostenendo interventi non solo sanitari.

Il progetto rientra anche nelle iniziative promosse dalla Scuola Internazionale Ambiente Salute e Sviluppo sostenibile (SIASS) a cui aderiscono l’Agenzia Regionale di Sanità Toscana (ARS), ARPAT, ISDE, la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), con il supporto economico anche della Regione Toscana .

Al corso di formazione hanno contribuito, tra gli altri, Mario Barresi, vice-Presidente dell’Ordine dei Medici di Firenze, R. Ibba, Rappresentante del Comitato Centrale FNOMCeO “Professione-Salute e Ambiente-Salute globale e Sviluppo” FNOMCeO, E. Vinci, Coordinatore Gruppo di lavoro “Professione-Salute e Ambiente-Salute globale e Sviluppo” FNOMCeO, R. Romizi, Presidente ISDE Italia, Consigliere Ordine dei Medici di Arezzo, C. Zamboni, Medico del Lavoro USL di Firenze, Consigliere Ordine dei Medici di Firenze, G. Maciocco, Professore Dipartimento di Sanità Pubblica Università di Firenze, D. Scala, Epidemiologia Ambientale ARPAT, A. Faggioli, Libero docente in Igiene e Sanità Pubblica Università di Bologna.

Tutti sono concordi nel ritenere che siamo ormai di fronte ad una vera e propria emergenza ambientale. Il riscaldamento globale, prodotto per lo più dalle attività umane, rappresenta insieme al mutamento del clima la punta dell’iceberg di questa emergenza ambientale.

La stabilizzazione del clima, insieme al raggiungimento dell’uguaglianza nel diritto alla salute e lo sradicamento della povertà costituiscono la nuova sfida del millennio.

Il campanello dell’allarme sullo stato dell’ambiente si accompagna ad un altro campanello, non meno allarmante, ovvero quello dell’emergenza sociale.

Cattivo stato dell’ambiente, perdita di potere economico, aumento della povertà sono tutti fattori che influiscono sul nostro stato di salute, riducendo l’aspettativa di vita ed aumentando la mortalità infantile.

L’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che i cambiamenti climatici possono influire sulla nostra salute in diversi modi, sia diretti chi indiretti.

L’ondata di calore dell’agosto 2003, ad esempio, ha causato in Europa oltre 70.000 morti in eccesso (Robine 2008), nel 2000, a livello mondiale, per solo un aumento di 0,4 gradi di temperatura l’impatto stimato sulla salute dei CC è stato pari a 250.000 morti (0,4% del carico globale di malattia).

Di fronte a questo scenario, qual è il ruolo del medico, quale contributo può dare per prevenire e gestire l’impatto che il cattivo stato dell’ambiente in generale, ed il mutamento del clima, in particolare, provocano sulla salute della popolazione ?

Tutti d’accordo nel ritenere che il medico deve informarsi, formarsi, essere portatore di buone prassi e mettersi in rete con gli altri soggetti che agiscono contro i mutamenti del clima ed ogni forma di inquinamento ambientale.

Formarsi significa studiare, essere consapevoli che esiste una forte relazione tra l’ambiente e la salute.

Informare significa colmare ogni vuoto di conoscenza nei propri pazienti, e non solo. Proprio con l’intento di informare ARPAT e ISDE hanno deciso di tradurre in italiano un documento molto importate prodotto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 2006 Prevenire le malattie attraverso un ambiente più salubre Verso la stima del carico ambientale di malattia.

Il volume affronta 6 punti fondamentali: cosa si intende per ambiente e salute, cosa si intende per “frazione di rischio attribuibile”, i metodi, l’analisi delle stime per malattia della frazione ambientale attribuibile e infine i risultati dell’analisi. Esamina in particolare l’impatto dei rischi ambientali su 85 specifiche malattie, la malnutrizione e l’inattività fisica.

Nel mondo il 24% delle malattie e il 23% delle morti sono stati attribuiti ai fattori ambientali, nei bambini più di un terzo delle patologie. Esistono disuguaglianze geografiche anche all’interno della regione OMS Europa, dove comunque si trovano le stime più basse riguardo il carico ambientale di malattia, specie nella Subregione A, dove si trova l’Italia.

Essere modello, per il medico, sta a significare essere portatori di buone prassi, ad esempio andare a lavoro in bicicletta, o avere un ambulatorio rispettoso dell’ambiente”. Mentre la formazione e l’informazione sono aspetti già caratteristici della professione medica, meno lo sono altri aspetti: come l’essere modello per i propri pazienti e l’idea di creare una rete con professionisti di estrazione anche molto diversa da quella medica.

E’ stato evidenziato come la letteratura scientifica medica si è aperta negli ultimi anni ai temi ambientali. In generale l’approccio alla salute globale (presente nelle facoltà mediche solo come insegnamento complementare facoltativo, per ora9 indica che i determinanti della salute rilevanti sono la tipologia di sviluppo economico, la urbanizzazione e le politiche agroalimentari e che gli stessi sono validi per i cambiamenti climatici

I rappresentanti degli OM hanno evidenziato il nuovo percorso di conoscenza e sensibilizzazione, promosso da SIASS e sostenuto da Commissioni e gruppi di lavoro della FNOMCeO su ambiente e salute, per una interpretazione moderna del ruolo del medico dalla sfera del singolo individuo a quella collettiva.

I medici devono pensare che è ormai necessario collaborare anche con climatologi, esperti di urbanistica e assetto del territorio, il settore della medicina dovrà integrarsi con settori anche molto diversi, come l’energia, i trasporti, l’agricoltura e l’industria.

Lavorare insieme, medici con altri professionisti, vuol dire non solo avere una visione più completa di come prevenire l’inquinamento ambientale, ma anche pensare a modalità di adattamento ai mutamenti già in corso. I mutamenti climatici, ad esempio, si manifestano con fenomeni sempre più estremi. I medici devono passare da un atteggiamento reattivo ad uno proattivo, imparando ad anticipare i rischi così come accade in atri settori professionali.

Per ora abbiamo assistito alla realizzazione di sistemi di allerta, ad esempio, di fronte alla notizia di un’ imminente ondata di calore, si mettono in moto sistemi in grado di supportare prima di tutto le persone più anziane ed i malati.

Cosa altro potremmo fare?, molti interventi sono ancora oggetto di discussione, ma bisognerà orientarci verso sistemi in grado di mettere insieme sistema di allerta sanitaria, informazione ai cittadini e assistenza alle categorie più deboli e a rischio.

La Regione Toscana ha già dato avvio ad una politica volta all’integrazione di settori come la sanità e l’ambiente, molti sono infatti i collegamenti tra il piano di sviluppo regionale, ed in particolare tra il piano sanitario regionale ed il piano di azione ambientale.

Un passo concreto che muove dal corso è la approvazione di un documento rivolto ai medici, ricercatori e scienziati italiani per il controllo dei cambiamenti climatici, l’appello sottoscritto verrà presentato alla 15 esima conferenza delle parti (COP 15) a Copenaghen il prossimo dicembre.

Nell’appello i medici, ricercatori e scienziati italiani chiedono ai governi italiano, europei e degli altri Paesi, che si facciano carico di un accordo che assuma i seguenti principi:

· il confronto e il dialogo tra scienza, etica e politica;

· la cooperazione internazionale;

· la giustizia e l’equità nel determinare le future quote di emissione dei gas climalteranti, le quali tengano conto delle rispettive capacità dei diversi Paesi e del diritto di tutti allo sviluppo e a una soddisfacente qualità della vita;

· la responsabilità comune, ma differenziata tra i diversi Paesi;

che ponga i seguenti obiettivi:

· limitare i cambiamenti climatici dovuti alle emissioni carboniche di origine antropica;

· promuovere la salute, la giustizia sociale e la sopravvivenza delle generazioni attuali e future, dei poveri e dei ricchi, a livello locale e mondiale;

· avviare una profonda revisione dei modelli economici dominanti;

che abbia i seguenti contenuti:

· applicare il “Pacchetto clima 20 20 20 al 2020” dell’Unione Europea e allargamento dello stesso a tutti i Paesi industrializzati, trovando adeguati meccanismi di compensazione e di cooperazione per i Paesi in via di sviluppo;

· stabilizzare le concentrazioni di anidride carbonica entro la soglia critica di 450 ppm, al fine di evitare il rischio di superamento di 2°C, rispetto all’era preindustriale, della temperatura media terrestre, ritenuta la soglia oltre la quale il cambiamento climatico produrrebbe danni irreversibili agli ecosistemi e all’umanità;

· ridurre le emissioni di anidride carbonica dell’80% entro il 2050 nei Paesi ricchi (50% a dimensione globale) rispetto al 1990;

· adottare strategie di mitigazione e adattamento degli effetti su ambiente e salute dei cambiamenti climatici in corso;

· porre un maggiore onere di impegni a carico dei Paesi industrializzati e di quelli in transizione;

· garantire il trasferimento di risorse ai Paesi in povere condizioni di vita e che fanno uso limitato di combustibili fossili;

· promuovere uno sviluppo che minimizzi le emissioni carboniche, non solo promuovendo scelte dei cittadini per bassi consumi ma soprattutto favorendo tali scelte da parte dei governi con adeguate politiche per il risparmio dell’energia, l’efficienza energetica e l’incremento delle fonti rinnovabili nei settori dell’edilizia, dei trasporti, dell’agricoltura, dell’industria e del turismo.

Per chi vuole approfondire

Tutti i contributi sono disponibili sul sito della Siass :

· Introduzione: R. Romizi, Presidente ISDE Italia, Consigliere Ordine dei Medici di Arezzo

· Presentazione: C. Zamboni, Medico del Lavoro USL di Firenze, Consigliere Ordine dei Medici di Firenze

· Salute globale: G. Maciocco, Professore Dipartimento di Sanità Pubblica Università di Firenze

· Carico ambientale di malattia e prevenzione: D. Scala, Epidemiologia Ambientale ARPAT

· Clima e salute: B. Menne, Responsabile Cambiamento Globale e Salute OMS Europa;

· Appello dei medici, ricercatori e scienziati italiani per il controllo dei cambiamenti climatici: A. Faggioli, Libero docente in Igiene e Sanità Pubblica Università di Bologna.

[07/10/2009]

Testo di questo numero a cura di Stefania Calleri e Danila Scala

www.arpat.toscana.it

fonte: blog.libero.it/lavoroesalute