Uniti alla conquista del diritto alla salute
Uniti i cittadini possono difendere la salute di tutti. Simona Risi ha girato il documentario Le White «a Milano, Rogoredo, dove sorgono – racconta la regista – edifici popolari detti “le case bianche”, o “le White”, dal colore dei pannelli d’amianto di cui sono rivestiti, che erano abitati da 150 famiglie».
Come conosceva questa storia?
Dalla cronaca legata a le White, un luogo visivamente molto inquietante. Dell’amianto si sente parlare soprattutto per i tragici destini degli operai delle fabbriche in cui questo materiale si lavorava fino al 1992, anno in cui in Italia è stato abolito. Si sa poco, invece, dei cosiddetti “esposti di seconda generazione”, cioè coloro che spesso inconsapevolmente vivono in ambienti contaminati. Negli ultimi anni sono emersi numerosi casi di persone colpite da mesotelioma e asbestosi, patologie riconosciute come riconducibili all’amianto, perché in Italia esso è presente ovunque: edifici pubblici e case private, città e campagne. A me interessava la dimensione della paura e di come è vissuta all’interno delle famiglie, e conoscendo il Comitato via Feltrinelli ho capito che la loro risposta è stata la rabbia con cui hanno lottato unite per anni.
Da chi era costituito?
Gli ex punk Paolo ed Elena, Graziella – un riferimento per tutti i condomini – e il rapper Oscar White che, con il brano “Milano sud est”, ha denunciato la condizione di degrado delle case bianche, le tante persone ammalate e soprattutto la paura del tumore. Sono stati loro l’anima del Comitato che ha condotto un’ostinata battaglia per ottenere la bonifica dello stabile, finalmente iniziata dopo venticinque anni. Il film documenta il periodo trascorso dalla decisione del Comune fino al trasferimento degli abitanti.
Cosa ne ha determinato la vittoria?
Io sono stata travolta dall’energia di queste persone, con cui ho instaurato un rapporto molto bello ed intenso. L’interesse dei media è stato cruciale, e la partecipazione di Oscar ad Anno Zero ha segnato la storia del Comitato, in cui ognuno contribuiva con le proprie qualità: Graziella era “l’anima del condominio”, Elena “la combattiva”, Paolo – detto “il Professore” – quello che sapeva parlare con le istituzioni. Un meccanismo perfetto, con un metodo spontaneamente organico.
Federico Raponi
11/08/2011
fonte: blog.libero.it/lavoroesalute » Vai al post originale





